Progetto RCN- Road Canyons Network (in urban canopy layer)

L'idea e il primo nucleo di una rete urbana di rilevamento stradale

Ci si chiede spesso quali siano le differenze tra città e zone extraurbane nei valori dei principali parametri meteo. Per provare a dare delle risposte a questa domanda si dispone già dei dati meteo della vicina stazione extraurbana della Via Ostiense. Questi dati a partire dall'aprile 2014 sono affiancati dalle osservazioni di una nuova stazione viceversa completamente immersa nella realtà urbana del cemento, dell'asfalto e del traffico in uno dei tanti canyon stradali del cosiddetto "urban canopy layer". Sì perchè nessuna stazione urbana che non sia posta in un'area verde è del tutto esente dagli effetti termici di questi fattori.

Va subito premesso però che il canyon stradale in questione presenta delle caratteristiche peculiari in quanto il suo rapporto tra larghezza ed altezza degli edifici è sbilanciato a favore della prima, per cui è stimabile che in esso l'effetto "isola di calore" sia moderato e non estremo.

Come è noto la schermatura è elemento imprescindibile. Utilizzando una pertinenza Atac Spa della ferrovia di superfice della metropolitana vicina alla sede stradale e dotata di alberature si è deciso anche per esigenze tecnico-pratiche di sostituire alla schermatura di una capannina quella non convenzionale, naturale offerta dalla chioma di un sempreverde, nella fattispecie per schermare non soltanto dai raggi solari ma anche dal calore della strada e delle emissioni degi scarichi automobilistici; è nata così l'idea di gettare le basi per la creazione di una rete stradale integrata, che comprende cioè stazioni a schermatura biologica e stazioni professionali a schermatura standard (con riferimento ai rispettivi gruppi sensori).

Schermatura "wild" (imperfetta ma efficace) e altre caratteristiche

Tutti sanno che la chioma di un albero in termini di compattezza è imperfetta; da qui la natura sperimentale di questo tipo di installazione. Per limitare al minimo questo inconveniente si è pensato comunque di integrare il fogliame della pianta con uno sportellino di legno (parte integrante del supporto di sostegno) per schermare dai raggi più orizzontali del pomeriggio o da quelli tipici della stagione invernale.

Per quanto concerne l'altezza dal suolo va premesso che l'isola di calore urbana oltre che estendersi in orizzontale si estende fino a diversi metri verticalmente e che quindi per analogia allo stesso modo si comportano le tantissime micro isole di calore in cui la suddetta si articola e suddivide, per cui emerge la necessità di collocare un sensore termo-igrometrico in posizione più elevata rispetto ai canonici 2 metri della capannine della meteorologia aeroportuale in modo da "bucare" per quanto possibile la bolla di calore che avvolge il territorio urbano considerato.

Considerando poi che il sito in questione si trova in uno dei punti più bassi della città (eccettuate le aree alluvionali) si capisce perchè l'altezza dal suolo che è stata scelta per l'intallazione è per compensazione notevole (in deroga alle norme OMM per la meteorologia urbana), superiore anche rispetto a quella delle stazioni biometeo. Si tratta infatti di circa 4 metri. Non un metro più in basso al fine di limitare gli effetti del rilascio di calore dalla strada, di far beneficiare il sensore di maggior ventilazione (quella naturale e quella indotta dal passaggio dei treni del metro') e di isolarlo di più dal terreno sottostante carente di manutenzione, ma anche per compensare la pendenza del terreno stesso; infine per assecondare le esigenze del ponte radio con la stazione ricevente posta a 10 m d'altezza. Non un metro più in alto invece per far sì che i valori misurati siano maggiormente rappresentativi delle condizioni atmosferiche che vive l'automobilista, il pedone, il ciclista o il motociclista che si trovi a passare di lì.

Per la determinazione dei valori minimi e massimi dei principali parametri si fa riferimento all'orario solare locale (UTC +1) per tutti i mesi dell'anno, ignorando quindi del tutto il regime dell'ora legale quando vigente. 

Così facendo si è voluto interpretare la biometeorologia in senso integrale (wild)  in una sorta di "naturismo meteo". 

Se è vero che la guida CIMO afferma che le misurazioni dovrebbero essere fatte in un luogo non schermato da (o vicino a) alberi o edifici o altre "obtructions" nulla vieta che si possa concepire proprio la chioma di un singolo alberello isolato come schermo solare. La succitata norma si riferisce infatti ad un insieme di alberi la cui ombra avrebbe dimensioni tali da generare una sottostima di temperatura (si pensi all'effetto mitigante di una pineta o di un bosco in una giornata di sole estiva). La soluzione adottata è originale forse, ma con opportune accortezze nell'interpretazione dei valori risulta essere sufficientemente efficace oltre che ecologica, low-cost e, non essendoci uno schermo bianco, anche di basso impatto con l'ambiente circostante. In termini di estremi diurni di temperatura la pur fallace copertura delle foglie non può generare una sovrastima diurna significativa per lo stesso motivo per il quale non causa una sottostima notturna, come osservato ed accertato nel corso degli anni. In sostanza il termo-igrometro funziona in regime di sovrastima nelle ore (variabili da stagione a stagione) in cui nel 90% dei casi non si produce la temperatura massima, quella che invece interessa rilevare. Si è anche osservato che gli inevitabili e imprevedibili "vulnus" che si producono nel fogliame generando sovrastima di temperatura sono in continua evoluzione e dunque alterano le rilevazioni solo per brevi periodi di tempo, anche dell'ordine di pochi giorni. Si è calcolato poi che una eventuale sovrastima diurna apprezzabile verrebbe compensata, data anche la distanza di trasmissione, dalle inevitabili perdite di segnale in uscita dal sensore termo-igro causate da interferenze radio che come è noto sono più costanti di giorno e meno di notte. Alcuni motivi della scelta di questo tipo di installazione discendono poi dai passi dal ragionamento scientifico del link che segue.

 

Quanto alle norme rispettate è ovvio che l'installazione aderisce solo parzialmente alla normativa meteorologica e rappresenta dunque un caso a sè, sui generis nell'ambito stesso della biometeorologia che qui può assumere la qualificazione di stradale. Tuttavia si rispettano talune norme imposte in tempi recenti dall'OMM per le stazioni meteorologiche urbane, un riassunto delle quali è riprodotto nel link che segue.

Immagini

  • Il sensore della stazione bio-integrale
  • Mappa del rilevamento bio
  • Locandina dell'evento "SottoSopra" del 01/02/2015
  • La natura abbandonata a se stessa prima del 2014
  • La situazione di degrado precedente gli interventi
  • Sede della stazione extraurbana
  • Posizione della stazione extraurbana
  • Dettaglio gruppo sensori "Davis Vintage Vue"
  • Mappa delle due stazioni

L'evento "SottoSopra" del 01/02/2015 e altre curiosità

Il 1° febbraio 2015 in occasione ed a margine dell'evento di quartiere "SottoSopra" l'area che ospita la piccola installazione e che versava in condizioni di preoccupante degrado è stata completamente bonificata da volontari residenti il cui lavoro era stato preventivamente agevolato da un intervento di manutenzione effettuato da operai di Atac Spa. Si riporta sopra nelle slides la locandina originale dell'evento. 

Il ligustro su cui è alloggiato il sensore termo-igro nel febbraio 2014 rischiava di essere abbattuto per un disguido di comunicazione tra personale del PICS della Polizia Municipale e operai di ATAC Spa. Un veloce giro di telefonate ed un tempestivo intervento hanno invece evitato all'albero quella sorte.